Il vizio di generare ‘cose’ che generano altre molte altre ‘cose’ a cui pensare

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Per curare un blog ci vogliono tante idee e una buona organizzazione del proprio tempo.
Qualche idea talvolta balena nei miei pensieri ma non sempre ho l’opportunità di scriverla.
Eppure ho sempre con me un taccuino, una penna o una matita. Perfino un blocco notes virtuale sul telefono ma sono le distrazioni che mi fregano. Vivo perennemente distratta da cose che non contano molto e regalo il mio tempo a persone che di me non meritano nemmeno un minuto di esistenza.

Dovessi stilare una lista di ciò che vorrei fare (ora) scriverei:

  1. Andare in montagna (peccato per la mia recentissima infiammazione al ginocchio)
  2. Fare foto alla fashion week a Torino prossimamente (peccato che me ne dimenticherò perchè sarò presa altri mille pensieri inutili)
  3. Finire tutti i libri che ho in ‘sala d’attesa’ compreso quello in lettura. (LOL la sera dopo due pagine mi addormento e durante il giorno sono in mezzo ai trogloditi*)
  4. Comperare dei pattini e… Pattinare (vedi punto 1)
  5. Viaggiare (grazie, che vuol dire? Ricorda che hai le ferie comandate e soldi contati)
  6. Corso di cucina (arriva… arriva.)
  7. Vedere tanti film e recensirli (mi addormento dopo 10 minuti ogni volta e quando provo a recensirne uno sembro alle prese col mio primo tema a scuola)
  8. I punti precendenti mi hanno scoraggiata e le parentesi pure.

Insomma tante idee e poco di concretizzato.

Per deformazione professionale dovrei reagire a tutto questo con un bel Gantt (per i fortunati che non hanno a che fare con questo genere di attività qui il link a santa wikipedia che spiega di cosa sto parlando) ma in realtà penso solo a molte ‘cose’ che generano altre molte altre ‘cose’ a cui pensare. È come un frattale anzi, lo è.

[!!!!!!!!!!]

Ed ecco l’ottavo punto: fare una foto che possa sostenere il titolo ‘la mia vita in frattale… (già, che bell’idea!)

Questo per dimostarare che il lupo può davvero perdere il pelo ma non il vizio.

🙂

*troglodita: termine che rappresenta tutto ciò che non voglio essere.

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La Lesbitroia

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La Lesbitroia è tipicamente una donna, ragazza, ragazzina che ama truccarsi.
Ama truccarsi così tanto da evocare l’immagine di un uccello tropicale… E lei è un’esperta in fatto di uccelli!

La Lesbitroia ha spesso labbra prosperose e se non le ritiene abbastanza tali le esalta con un vistoso contorno color mattone grazie alla matita comprata da Ethos.
Nel caso in cui da Ethos stessero promuovendo un’ultima formulazione di matite per occhi… Perchè non averne una per le sopraciglia… Ora si che la Lesbitroia si guarda compiaciuta allo specchio stringendo la boccucccia a mo’ di culetto di gallina. (:o

La Lesbitroia adora i profumi nauseabondi… In modo tale da essere notata anche dai non vedenti.

La Lesbitroia è colei che porta unghie sintetiche tanto adunche da sembrare un rapace, con gli artigli a stelle e strisce, magari.

La Lesbitroia  in quanto tale, condisce il suo essere con così tanti piselli da poter essere soprannominata Minetrone Findus MA nonostante ciò, ti vede, ti sorride con poca convinzione e ti chiama amore, tesoruccio, bella, cara, stella, splendore, piccina, pralina.

Cara Lesbitroia, NON TI AZZARDARE MAI PIU A FARLO.

 

Un lunedì sera, Proust… Ed io

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Il cibo coccola.Tazza 3
Sarà per questo che la razza umana è una razza di ciccioni, costretta a provarsi del cibo per sopravvivere (a differenza della maggioranza degli esseri viventi).
Abbiamo tutto e niente. Abbiamo forse tutto ciò di cui non abbiamo bisogno e per questo con periodicità quasi oscenamente costante ci tuffiamo in vasi nutella, pan di spagna farciti e nuvole di zucchero.

Ore 23:23 (non volevo farlo apposta), luce soffusa, i Baustelle farciscono l’aria con il loro pessimismo cosmico e una pagina di Mozilla è aperta davanti al mio naso: ho letto Proust, ho riletto delle Sue Petites Madeleines.
… Ed eccomi a scrivere della mia voglia di vivere attraverso i sapori.

Oggi è stato un lunedì di cioccolato, triste e colmo di frustrazione, per questo ci vorrebbe una Sacher Torte, con la sua consistenza vellutata, capace di cullare anche il palato più amareggiato.

Sarebbe di buon auspicio (per l’anima e non per il corpo) per ogni giorno della settimana, associare un dolce o un sapore particolare alle emozioni provate in quello stesso giorno… Non sottovaluto l’idea di scrivere in futuro un post su questo!

Torno con i piedi per terra, domani si lavora, la mia tisana sul tavolo è diventata fredda… A consolarmi il pizzicore del cioccolato al peperoncino che ho comprato a Modica questa estate.

Buonanotte mondo!

50 sfumature di… nulla

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50-sfumature-di-grigio-recensione

Una femminile curiosità mi ha spinta a voler leggere questo libro e devo dire che femminili sono anche tutte le motivazioni che reggono le sue pagine.

Di seguito farò una breve analisi per farvi passare la voglia di investire tempo e denaro per le sfumature più famose degli ultimi quattro anni.

Protagonisti: Anastasia e Mr Grey.
Lunghezza (espressa in pagine): ben 548
Edito da: Mondadori
Costo: comprato alla Coop per fortuna a soli 8 euro
Consigliato: NO

Anastasia.

Anastasia è poco più che ventenne, vergine e imbranata. Insomma una Bridget Jones destinata ad accaparrarsi il cuore di un uomo biondo, ricco e affascinante (Christian Grey) con qualche ombra nella sua vita (colpo di scena?).
Anastasia corrisponde alla proiezione dell’immagine che ogni donna ha di se’: goffa e incline alla svalutazione del proprio corpo ma in realtà non è nulla di tutto ciò.

Mr. Grey o meglio Christian Grey.

Vi ricordate Sailor Moon? L’eroina giapponese per la quale perdevano la testa le adolescenti a metà degli anni ’90? Ecco, il suo Milord, l’uomo col cappello e il mantello nero non è altro che un Mr. Grey.
Mr Grey/Milord è sempre pronto.
Pronto a salvare la sua donna quando ha bisogno di aiuto, pronto ad apparire nei momenti in cui dovrebbe esserci, pronto a giocare quando è il momento di farlo. E’ lui. E’ MILORD.

Taylor

Non andrei molto oltre (ci sono personaggi secondari alquanto insignificanti) ma solo per giustizia darei spazio ad un terzo personaggio degno di nota: il povero Taylor.
Taylor è il maggiordomo/autista tutto fare di Mr. Grey che credo data la sua onnipresenza durante ogni discussione, che includesse fascette da elettricista o cuori spezzati, avrà avuto una gran voglia di vederla questa ‘stanza della tortura’! (se non di fare altro).

Location degne di nota: l‘appena citata stanza della tortura

Il termine stanza della tortura è il modo in cui Anastasia chiama la stanza che Grey ha arredato con qualunque paccottiglia proveniente dal mondo BDSM… Una sala giochi in cui non succede nulla di diverso da quello che ci si aspetta.
Il sesso è in questi momenti come bistecca al sangue buttata sul tavolo con incuranza.

Cara E.L. James (o Erika Leonard, pare sia il tuo vero nome) De Sade disse molte più cose ne La Filosofia nel Boudoir nel lontano 1795 mescolando sessualità, promiscuità e critica sociale.
Eugenie imparò molte più cose di Anastasia. 😉

« Ai libertini.
Voluttuosi di ogni età e sesso, dedico quest’opera a voi soli: nutritevi dei suoi principi, favoriranno le vostre passioni! E le passioni, verso le quali certi freddi e piatti moralisti v’incutono terrore, sono in realtà gli unici mezzi che la natura mette a disposizione dell’uomo per raggiungere quanto essa si attende da lui. Obbedite soltanto a queste deliziose passioni! Vi condurranno senza dubbio alla felicità. »
Marchese De Sade

Impara.

Seguace dell’Amore

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Tornata da 4 splendidi giorni di purificazione.fairy-at-the-love-tree

Il 2015 è per me l’anno del mare e dei viaggi al Sud.

E’ anche l’anno delle delusioni e delle ricostruzioni.

Come spesso accade quando ci si rilassa e si cerca di essere sereni, i cattivi pensieri arrivano come pallottole e quindi a distanza di mesi penso al mio fallimento sentimentale per il quale, apparentemente con un po’ di presunzione, non mi sento minimamente responsabile.

Nonostante la vita mi abbia dato un’altra chance, non riesco a spiegarmi come io possa vivere tutto in maniera così naturale…

Provo solo il mio solito rancore verso chi non ha mai avuto il coraggio di dirmi la verità a differenza di me, che la verità l’ho cercata, l’ho vista e ho agito di conseguenza (per entrambi).

Posso affermare di essere serena, a parte qualche magone qua e là dovuto alla delusione che ho messo nel mio sacco.

Del mio cinismo faccio una maschera di carnevale da sfoggiare solo per provocazione, in realtà sono una seguace dell’amore. Lo cerco, lo bramo, lo coltivo.

Questo può far soffrire ma in questa seconda chance spero non accada. L’amore è una cosa complicatissima, da non sottovalutare da non dare per scontata, da non laciare andare, da non sguinzagliare con incoscienza…

Questo ho capito.

Rieccomi qui!

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Sono stata assente per un lungo periodo ma non ho abbandonato questo blog e nemmeno lo sto tradendo con un altro.
… No, non me ne ero nemmeno dimenticata, se è questo che stavate per dire. 😛

L’ho tenuto da conto mentre cercavo di raccapezzarmi nel caos infinito della mia vita.

Beh, torno con buone notizie!

Alcuni nodi si stanno sciogliendo: sto imparando a sorridere di più, sono “mamma” di due gatti e non più di uno solo, ho seguito un corso di fotografia con immensa soddisfazione, vivo il mio lavoro con più serenità, ho cambiato casa, ho conosciuto gente nuova e sto pianificando nuove attività per il 2015.
Gestisco la mia vita come se fosse una società quotata in borsa, la difendo con le unghie, la coccolo, la rendo innovativa e investo per far si che lo sia in futuro se non riesco a portare innovazione sul momento.

Ho capito che ha molto più valore fare al meglio quando di meglio non c’è molto, che il contrario.

Sì, avete capito bene.

Non sempre la vittoria è insita nel cambiamento (che spesso è uno sfanculamento, finisce con -mento ma la forza motrice è ben diversa) la vittoria è spesso accettare, vivere a testa alta per poter essere inattaccabili su ogni fronte.
Questo è un grande insegnamento che rende invulnerabili di fronte a tutto.
Devo questo al mio papà, alle sue frasi che mi hanno sempre irritata e che solo dopo trent’anni hanno avuto il loro successo.

Si è delineata nella mia mente una figura nitida, con bordi ben definiti, che non si confonde con quello che le sta attorno: questa sono io e tutto il resto… Mi appartiene solo se lo decido!

Devo comunque ancora migliorare, schiarire, rendere brillante l’area che i contorni delineano… Ad esempio un ottimo proposito per il futuro sarà limitare le mie lamentele.

Basta soffermarsi sulle lamentele, sui continui rantoli delle persone che ci attorniano per capire quanto possiamo essere patetici e privi di consistenza nel momento in cui corrughiamo la fronte, guardiamo verso il basso magari inclinando la testa verso destra per poi aprire le fauci ed emettere suoni che esprimono malcontento a raffica come una mitragliatrice espelle i suoi bossoli durante uno scontro a fuoco incrociato.

Ho detto BASTA a molte cose e ora… Proseguiamo!

A presto!

La Vostra Collezionista di Esperienze 😀

Pronto

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– Pronto.

– Pronto?

Ogni volta che rispondiamo al telefono, e siamo in Italia, diciamo ‘pronto’.
Ma pronto cosa? O meglio pronti a cosa?

Non siamo mai pronti per nulla nella vita.

Non siamo mai pronti per un esame.
Non siamo mai pronti per una festa.
Non siamo mai pronti per un amore.
Non siamo mai pronti per un lavoro.
Non siamo mai pronti per diventare genitori.
Non siano mai pronti quando diciamo di esserlo rispondendo al telefono, perchè non sappiano quasi mai con certezza cosa il nostro interlocutore sta per dirci.

Non siamo MAI pronti.

Eppure crediamo che maturare significhi avere vita più facile, pensiamo che a dai 25 anni in su si possa essere sufficientemente scafati per sentirsi dio e diventare la compagno/a ideale, il lavoratore ideale, il suonatore ideale, il lettore ideale, il blogger ideale… E invece non siamo mai pronti.

Quelli ad essere pronti sono sempre gli altri mentre noi viviamo nella nostra tuta di gesso di cui siamo gli unici autori, nonostante si incolpi continuamente terzi per la sua esistenza.

Il punto è che siamo sempre pronti per ciò che non vogliamo, forse. E quindi?…

[……..]

…Il telefono squilla… Risponderò anche questa volta nello stesso modo sapendo che anch’io non sarò mai PRONTA.

 

 

Duemilaquattordici: anno domini o anno salutis?

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Quinto giorno dell’anno duemilaquattordici.
Azz. Ancora un anno e sarò una trentenne.

Ho già dichiarato (vedi Atea da morire, salvata dall’egoismo) che come ogni ateo che si rispetti, non c’è sentimento peggiore di quello che provo al pensiero che un giorno dovrò morire. I primi giorni dell’anno amplificano questa cattiva emozione. Da sempre.

Sarà l’inizio di un nuovo anno, sarà più banalmente la fine imminente di queste vacanze, sta di fatto che da due giorni il umore è piuttosto grigio.

Il duemilatredici è stato un anno di assestamento: primo anno da lavoratrice non precaria (ma ugualmente infelice), il primo anno di un rodaggio che mi ha portata a iscrivermi ad un corso di cucina nella speranza un giorno di allontanarmi dal mondo delle aziende.
Il duemilatredici è stato un anno di perdite intellettuali a partire dalla mia adorata Margherita Hack a Ray Manzareck.

Il duemilatredici è stato il mio primo anno di convivenza con un essere del genere umano e uno appartenente al regno animale. Entrambi maschietti.

Ah, ho smesso di mangiare carne.

Più in generale, per l’Italia il duemilatredici è stato un altro anno burrascoso dal punto di vista politico anche se c’è stata la magra consolazione di vedere un signor B. preso a pedate dal parlamento. Peccato sia oramai troppo tardi.

E il duemilaquattordici? Cosa riserverà?
Non sono, come sempre, particolarmente positiva, anche se mi farebbe bene esserlo qualche volta.

Mi aspetto un nuovo governo dannatamente di centro, poco tempo per me stessa e ripensamenti sul da farsi.

Se state pensando che io sia pessimista, non è completamente corretto. Se date un’occhiata al titolo lascio uno spiraglio: che il duemilaquattordici sia l’anno della salvezza?

Sick & DistroyED \m/

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Non si può godere sempre di ottima salute.

Così dopo almeno 10 anni torno ad assaporare la febbre.
Non mi è mai dispiaciuta, è sempre stato un modo per sentirmi al centro dell’attenzione.

Ma gli anni sono passati, le cose sono cambiate e avere la febbre oggi si traduce con l’avere apprensione per il lavoro e avere più tempo per pensare (e pensare talvolta fa male).
L’unico beneficio è quello di godermi la mia casa, delle letture e il mio micione 😀

Non posso guardare film perché troverei nuovi spunti per riflessioni certamente devastanti. Insomma lasciare il mio cervello senza briglie è sempre sconveniente.

Guardando con occhio scientifico la mia dannata febbre, scopro invece che i miei punti di vista in questw 48 ore sono stati stravolti: sento il bisogno di divorare della frutta (non ne vado normalmente pazza) e dello yogurt, possibilmente all’albicocca (me l’hanno portato alla ciliegia. Ma che razza di gusto è? Io non ho mai contemplato l’esistenza dello yogurt alla ciliegia!), mangio castagne (quasi mai mangiate), vivo nel letto (è nota di me, l’attitudine a dormire meno del dovuto con la scusante che ‘avrò un’eternità per stare in orizzontale’).
Ieri sera ho pure esternato la mia spiccata sensibilità con un piagnucolio fastidioso, dopo poco il termometro segnava 38°C. Si è così spiegato tutto.

Torno in orizzontale, con un buon libro, il micio accanto a me e un cacomela sul comodino a fianco al bicchiere delle droghe (lo yogurt alla ciliegia lo lasciamo in frigo).

La Collezionista, malata, vi saluta 😀

… E oggi GNOCCHI!!!

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Come non inaugurare l’inizio (si spera) di una nuova e allettante esperienza (culinaria) con degli ottimi gnocchi fatti in casa?

Arte, scienza e volendo anche musica (nel caso si consumino le prelibatezze con un bel sottofondo musicale) fanno della cucina la regina indiscussa del tempo libero di molti.

In una domenica uggiosa da un uovo, dalla farina di riso e dalle bellissime patate gialle presero forma degli ottimi gnocchi da mangiare accompagnati da un succulento sughetto di funghi. 😀

Ed ecco a voi: Mr Rosso d’Uovo… Bello come il sole e tondo come la luna piena (bolla a sinistra esclusa :P)
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Mrs. Farina di Riso, bianca e soffice come la neve…

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Le povere Patate non le abbiamo fotografate, grande mancanza di rispetto nei confronti di quel giallo Van Gogh!

Impasta…
Impasta…
…E Impasta…
Ed eccoli!!! 😀

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Dei soffici bauletti pronti per essere cotti e conditi alla facciazza del Sig. Giovanni Rana. 😀

Consigliato un bel tango come sottofondo e una tavola apparecchiata con cura ma semplicità!

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Buon appetito a tutti!